Roma, III, N. 50, 28 novembre-11 dicembre 2001

 

Giovanni Armillotta
ALBANIA X-XV SEC.: BALUARDO DELLA CRISTIANITÀ OCCIDENTALE

Attorno all’anno Mille l’Impero Romano d’Oriente – sin dal VII sec. sotto i colpi dei barbari Longobardi da nord-ovest; dei Persiani e dell’Islâm da est e da sud; dei barbari Slavi e dei Bulgari (popolo di origine mongolica che assunse lingua e costumi slavi) da nord-est – stabilì cinque regioni militari (themata in greco; sing.: thema). Thema Longobardia (press’a poco le attuali Puglia e Basilicata, con Sipontum [rifondata nel 1256 da re Manfredi col nome di Manfredonia], Barium [Bari], e Brundusium [Brindisi] come principali città), Thema Calabria (la regione di oggi, con Cosentia); due themata in Albania: Thema Dyrrachium (con Dyrrachium [Durrës-Durazzo] e Antibaris [Bar]) e Thema Nicopolis (con Aulon Ebellona [Vlorë-Valona], Buthrotus [Sarandë] e Nicopolis [Prevesa]), ed un ultimo Thema Cephalenia che raggruppava con Corfù le isole Ionie settentrionali.

Adriatico meridionale e Mar Ionio verso l’Anno Mille d.C.).

Successivamente le due themata albanesi divennero le basi per la rinconquista dei territori temporaneamente occupati dagli Slavi; infatti dall’XI al XIV sec. i prìncipi albanesi ripresero gran parte delle attuali regioni albanofone. Quando i Veneziani espugnarono Costantinopoli (12 aprile 1204) e debellarono l’Impero Romano d’Oriente, Michele I (il cugino dell’imperatore bizantino Alessio III Angelo Comneno [1195-1203]), si accordò con i prìncipi albanesi per costituire il Despotato d’Epiro in funzione antiveneziana(1); esso confinava con l’Impero Latino, sorto dopo la soppressione di quello bizantino nel corso della Quarta Crociata del 1204 sfuggita dagli intenti di Papa Innocenzo III (1198-1216) e manipolata dai mercanti della Serenissima.

I Paesi balcanici mediterranei dopo la Quarta Crociata del 1204

 

Impero di Nicea e Stati Latini d’Oriente nel 1214

Nel 1261 la famiglia Paleologo restaurò l’Impero Romano d’Oriente, ma il Despotato Albanese d’Epiro preservò la propria indipendenza.

L’Europa nel 1270

Nel 1355 la grande forza militare dei Serbi condusse il loro re, Stefan Dušan a sconfiggere gli imperiali ad Adrianopolis (Edirne), umiliando i Bizantini e dilagando per quasi tutta la Grecia. Nel frattempo gli Albanesi non solo respinsero i Serbi, ma nel 1358 il principe schipetaro Carlo Thopia batté il despota d’Epiro, Niceforo II Orsini: l’Albania rafforzava il suo limes.

I Balcani nel 1360


Carlo Thopia – storicamente il primus albanensis inter pares (alcuni studiosi lo definiscono primo “re d’Albania”[2]) – era figlio di Andrea, a sua volta figlio di Thanas, che alla fine del XIII sec. piegò i Serbi a Durazzo; in seguito Carlo nel 1368 liberò la stessa Durazzo dagli Angioini napoletani.
Nel giorno di San Vito del 1389 la Coalizione dei Popoli Balcanici (Albanesi, Bosniaci, Bulgari, Dalmati, Serbi, Ungheresi e Valacchi) fu sconfitta a Còssovo Polje da Murad I Paša, sultano dei Turchi Ottomani: l’esercito del Paša era in gran parte costituito da milizie serbe arruolate da Murad I in Macedonia(3). Il soldato albanese Millosh Kopili uccise il sultano, mentre Stefan (figlio del re serbo, Lazar, comandante militare della Coalizione) e Vuk Brankovic’ (il feudatario serbo del Còssovo) passarono nelle schiere islamiche. Stefan dette sua figlia, Maria Despina, quale concubina al nuovo sultano, Bajazet I Ilderim (il Lampo), inoltre divenne generale turco e conservò i propri possedimenti(4).
All’indomani dell’infelice battaglia di Còssovo Polje, i tre prìncipi albanesi, Balsha, Gjergj II e Teodor II Muzaka – con alla testa Gjergj I Kastrioti (figlio di Carlo Thopia e nonno di Skënderbeu [Scanderbeg]) – si ritirarono nei loro confini e, resistendo ai Turchi, furono in grado di erigere un’entità cristiana albanese estendentesi dai confini meridionali di Ragusa (Dubrovnik) al golfo di Patrasso.

La prima espansione dei Turchi Ottomani, e l’Albania nel 1390

Frattanto nel 1396, il summenzionato generale Stefan con 12 mila soldati dette l’appoggio decisivo a Bajazet I nella battaglia di Nicopolis (Nikopol, oggi in Bulgaria), nella quale con l’aiuto serbo, il sultano sbaragliò sanguinosamente l’esercito crociato di francesi, scandinavi, tedeschi, ungheresi e valacchi(5), che si prefiggeva di arginare l’espansione islamica nell’Europa balcanica e sud-orientale.
Restarono gli Schipetari che nel XV sec. si opposero da soli contro i Turchi, mentre “è gloria dell’Albania l’aver dato in questo periodo alla cristianità e contro l’Islâm, uno, e forse il più grande, dei suoi difensori, Giorgio Castriota”(6), detto Scanderbeg.

Note

1 “[...] sorgevano anche nelle regioni albanesi varie signorie feudali che, strette intorno a Michele Angelo Comneno impedirono a Venezia di prendere effettivo possesso di tutto ciò che, dopo la presa di Costantinopoli, le era stato assegnato” in Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, vol. II, 1929, p. 115.Su
2 Cfr. A. Cappelli, Cronologia, Cronografia e Calendario Perpetuo, Hoepli, Milano, 5ª ed., 1983, p. 504.Su
3 Ci siamo oppure ci facciamo?, da Kosovo. L’Italia in guerra, Quaderni speciali di “Limes”, Milano, 1999, p. 107.Su
4 Ylli Polovina, Homo Balcanicus. Nel contesto dei rapporti Serbia-Kosovo, Edizioni dell’Oleandro, L’Aquila, 2001, p. 33.Su
5 Ylli Polovina, cit., p. 34.Su
6 Enciclopedia Italiana, cit.Su

Le cartine sono tratte da: M. Baratta, P. Fraccaro, L. Visintin, Atlante Storico-Medioevo, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1949, pp. 8-13

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